Johann Gottlieb Fichte
Filosofia Moderna

Johann Gottlieb Fichte è uno dei grandi filosofi dell'idealismo tedesco, un movimento che si sviluppa in Germania alla fine del XVIII secolo e che ha tra i suoi protagonisti Fichte, Schelling e Hegel. Tutti e tre partono dal pensiero di Kant, ma cercano di risolvere alcune questioni che, secondo loro, Kant aveva lasciato irrisolte.
Una di queste questioni riguarda la libertà umana. Kant diceva che l’uomo è libero, ma questa libertà rimaneva un postulato, cioè qualcosa che dobbiamo accettare per far funzionare la sua teoria morale, senza però poterlo dimostrare del tutto. Fichte, invece, vuole trovare un fondamento assoluto per la libertà, qualcosa che non dipenda da nient’altro.
Una di queste questioni riguarda la libertà umana. Kant diceva che l’uomo è libero, ma questa libertà rimaneva un postulato, cioè qualcosa che dobbiamo accettare per far funzionare la sua teoria morale, senza però poterlo dimostrare del tutto. Fichte, invece, vuole trovare un fondamento assoluto per la libertà, qualcosa che non dipenda da nient’altro.
LA DIALETTICA DI FICHTE
Nella sua opera dottrina della scienza Fichte sostiene che la lettura della ragion pratica gli ha cambiato la vita. Eppure, trova limitante che la libertà descritta nell'opera di Kant non sia del tutto in possesso e nella disponibilità del soggetto, ma rimanga un postulato.
Fichte, dunque, si pone l'obiettivo di trovare una soluzione per tale problema. Egli afferma che si debba ripensare il soggetto in chaive assoluta, cioè sciolto dai condizionamenti. In questo senso, Fichte elabora un ragionamento dialettico, in cui il movimento dell'universale, dell'idea, si sviluppa in tre passaggi:
Fichte, dunque, si pone l'obiettivo di trovare una soluzione per tale problema. Egli afferma che si debba ripensare il soggetto in chaive assoluta, cioè sciolto dai condizionamenti. In questo senso, Fichte elabora un ragionamento dialettico, in cui il movimento dell'universale, dell'idea, si sviluppa in tre passaggi:
- Tesi (da thesis: porre, collocare): L'io pone sè stesso. Nella tesi il pensiero, ovvero tutto ciò che il soggetto può rappresentare, è il punto di partenza: tutta la riflessione parte dal dato di fatto che il soggetto è pensiero, e nella Tesi rappresenta sè stesso. Il pensiero, secondo Fichte, pretende come prima azione la propria rappresentazione.
- Antitesi (da antithesis: opporre): L'io si pone come limite.
- Sintesi (da synthesis: unire): L'io si pone come limite e lo supera.
L'Io come attività spirituale infinita
Per Fichte, l'Io non è una sostanza statica, ma una costante energia spirituale che si autopone e si autodetermina. Questa attività spirituale supera il tradizionale principio di identità: l'Io è simultaneamente sostanza e attività, un processo dinamico che si autolimita ponendo fuori di sé il Non-Io (tutto ciò che appare come oggettivo, esterno, materiale).
Il movimento dialettico si articola in tre momenti:
Qui Fichte supera la rigida distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno: l'uomo è ciò che pensa, e la dimensione empirica non è inferiore a quella spirituale, ma ne è la manifestazione necessaria. Il corpo, la sensibilità, il mondo materiale non sono ostacoli da superare, ma strumenti indispensabili attraverso cui lo spirito si realizza.
A differenza dell'imperativo categorico kantiano, che prescrive un'azione fondata sulla pura ragione (ma che risulta impossibile da rispettare completamente nella pratica), per Fichte l'esistenza stessa è lo scopo dell'esistere. La missione dell'uomo non consiste nell'agire secondo una ragione pura astratta, ma nel realizzarsi attraverso la dimensione empirica.
L'Io empirico è necessario perché consente all'essere umano di comportarsi spiritualmente nel mondo concreto. Senza il Non-Io, senza la resistenza della realtà oggettiva, l'uomo non potrebbe trovare la propria specificità, non potrebbe attuare la propria libertà. La dimensione sensibile è necessaria tanto quanto quella razionale.
La dialettica fichtiana aspira alla concretezza attraverso la riconciliazione dei contrari. La polarità tra Io e Non-Io, tra razionale e sensibile, viene ricompresa in un'unità sintetica superiore. Pur non avendo definito tutti i passaggi teorici con la precisione sistematica che caratterizzerà poi Hegel, Fichte pone le basi del metodo dialettico moderno.
Il movimento dialettico si articola in tre momenti:
- 1.Tesi: l'Io pone se stesso
- 2.Antitesi: l'Io pone il Non-Io come propria negazione
- 3.Sintesi: l'Io ricompone questa polarità a livello empirico
Qui Fichte supera la rigida distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno: l'uomo è ciò che pensa, e la dimensione empirica non è inferiore a quella spirituale, ma ne è la manifestazione necessaria. Il corpo, la sensibilità, il mondo materiale non sono ostacoli da superare, ma strumenti indispensabili attraverso cui lo spirito si realizza.
A differenza dell'imperativo categorico kantiano, che prescrive un'azione fondata sulla pura ragione (ma che risulta impossibile da rispettare completamente nella pratica), per Fichte l'esistenza stessa è lo scopo dell'esistere. La missione dell'uomo non consiste nell'agire secondo una ragione pura astratta, ma nel realizzarsi attraverso la dimensione empirica.
L'Io empirico è necessario perché consente all'essere umano di comportarsi spiritualmente nel mondo concreto. Senza il Non-Io, senza la resistenza della realtà oggettiva, l'uomo non potrebbe trovare la propria specificità, non potrebbe attuare la propria libertà. La dimensione sensibile è necessaria tanto quanto quella razionale.
La dialettica fichtiana aspira alla concretezza attraverso la riconciliazione dei contrari. La polarità tra Io e Non-Io, tra razionale e sensibile, viene ricompresa in un'unità sintetica superiore. Pur non avendo definito tutti i passaggi teorici con la precisione sistematica che caratterizzerà poi Hegel, Fichte pone le basi del metodo dialettico moderno.
La missione ultima: vivere come Io puro
La destinazione ultima dell'uomo è tendere verso l'unità assoluta: ciascuno di noi deve vivere come se fosse puro spirito, pur nella consapevolezza di essere incarnato. Nella visione fichtiana dell'uomo, bisogna comportarsi come se si fosse all'altezza dell'Io puro, pur tenendo conto della propria natura sensibile.
Questo significa un duplice compito: da un lato riconoscere e rispettare la propria sensibilità, dall'altro accrescere costantemente la propria razionalità. La sensibilità non va repressa, ma educata: deve diventare espressione consapevole della libertà spirituale, non ostacolo ad essa.
Questo significa un duplice compito: da un lato riconoscere e rispettare la propria sensibilità, dall'altro accrescere costantemente la propria razionalità. La sensibilità non va repressa, ma educata: deve diventare espressione consapevole della libertà spirituale, non ostacolo ad essa.