Hegel
Filosofia Moderna

Georg Wilhelm Friedrich Hegel è considerato il più importante filosofo idealista, e occupa nella modernità un ruolo paragonabile a quello di Aristotele nell'antichità. Come Aristotele aveva portato a compimento la riflessione filosofica greca, sistematizzando le dottrine dei suoi predecessori in un'enciclopedia del sapere, così Hegel porta a compimento l'idealismo tedesco e l'intera filosofia moderna.
Un sistema filosofico è una dottrina che organizza in modo universale, intorno a un unico fondamento, l'intera comprensione della realtà. Per Hegel, questo fondamento è l'Idea: principio che è insieme ontologico (riguarda l'essere) e logico-razionale (riguarda il pensiero). L'Idea non è una semplice rappresentazione mentale, ma la razionalità stessa che si dispiega nella realtà.
Hegel è maestro nell'uso di metafore filosofiche, anche apparentemente semplici. Una delle più celebri è quella della Nottola di Minerva, contenuta nella Prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto (1820). La nottola (civetta) è il simbolo della filosofia sin dall'antichità: come questo uccello rapace che vede nell'oscurità, il filosofo decifra ciò che rimane oscuro al senso comune.
Ma c'è un aspetto fondamentale: la nottola spicca il volo al crepuscolo, cioè quando il giorno è ormai concluso. Così la filosofia interviene quando un processo storico è compiuto, per ricostruirne retrospettivamente i passaggi e comprenderne il senso razionale. La filosofia non anticipa il futuro, ma comprende il presente alla luce del passato.
Un sistema filosofico è una dottrina che organizza in modo universale, intorno a un unico fondamento, l'intera comprensione della realtà. Per Hegel, questo fondamento è l'Idea: principio che è insieme ontologico (riguarda l'essere) e logico-razionale (riguarda il pensiero). L'Idea non è una semplice rappresentazione mentale, ma la razionalità stessa che si dispiega nella realtà.
Hegel è maestro nell'uso di metafore filosofiche, anche apparentemente semplici. Una delle più celebri è quella della Nottola di Minerva, contenuta nella Prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto (1820). La nottola (civetta) è il simbolo della filosofia sin dall'antichità: come questo uccello rapace che vede nell'oscurità, il filosofo decifra ciò che rimane oscuro al senso comune.
Ma c'è un aspetto fondamentale: la nottola spicca il volo al crepuscolo, cioè quando il giorno è ormai concluso. Così la filosofia interviene quando un processo storico è compiuto, per ricostruirne retrospettivamente i passaggi e comprenderne il senso razionale. La filosofia non anticipa il futuro, ma comprende il presente alla luce del passato.
La dialettica come legge universale
La dialettica hegeliana viene definita come la legge di funzionamento tanto del pensiero quanto della realtà. Tra pensiero e realtà esiste una perfetta corrispondenza: non sono due ambiti separati, ma due aspetti dello stesso processo razionale.
Non a caso, Hegel apre i Lineamenti di filosofia del diritto con la celebre affermazione:
.
Questo significa che la razionalità non è solo uno strumento soggettivo di comprensione, ma la struttura stessa del reale. È una visione sistematica della totalità in cui non c'è spazio per qualcosa di assolutamente inconoscibile: tutto è pensiero, e tutto è reale in quanto pensato.
In Hegel, lo Spirito (non più l'Io empirico) è il soggetto che fonda l'universalità: è la coscienza che si eleva alla comprensione dell'Assoluto. Si tratta di una dottrina metafisica in cui il senso dell'universale è assoluto e comprende la totalità del reale.
Non a caso, Hegel apre i Lineamenti di filosofia del diritto con la celebre affermazione:
"Tutto ciò che è reale è razionale, e tutto ciò che è razionale è reale"
Questo significa che la razionalità non è solo uno strumento soggettivo di comprensione, ma la struttura stessa del reale. È una visione sistematica della totalità in cui non c'è spazio per qualcosa di assolutamente inconoscibile: tutto è pensiero, e tutto è reale in quanto pensato.
In Hegel, lo Spirito (non più l'Io empirico) è il soggetto che fonda l'universalità: è la coscienza che si eleva alla comprensione dell'Assoluto. Si tratta di una dottrina metafisica in cui il senso dell'universale è assoluto e comprende la totalità del reale.
La critica a Fichte e Schelling
Un testo fondamentale per comprendere la posizione di Hegel è lo scritto giovanile Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling (1801). Hegel e Schelling erano cresciuti insieme in amicizia durante gli anni di formazione, ma in seguito si separarono per divergenze filosofiche profonde, che portarono a una rottura anche personale.
Secondo Hegel, Fichte ha compreso i tre passaggi dialettici (tesi, antitesi, sintesi), ma ha commesso l'errore di sbilanciare la dialettica sul polo soggettivo: il Non-Io viene definito in modo negativo, come pura opposizione all'Io, e quindi subordinato ad esso. La dialettica fichtiana rimane incompleta perché non riconosce piena dignità all'oggettività.
Schelling, dal canto suo, non commette l'errore di Fichte: non sbilancia la dialettica sul soggetto, ma cerca di mantenere l'equilibrio tra natura e spirito. Tuttavia, secondo Hegel, Schelling non rispetta i passaggi dialettici necessari per giungere all'Assoluto in modo rigoroso. Hegel usa due metafore molto efficaci, benché esteticamente brusche:
Hegel specifica con precisione le caratteristiche fondamentali della propria dialettica, che la distinguono dalle formulazioni precedenti:
Secondo Hegel, Fichte ha compreso i tre passaggi dialettici (tesi, antitesi, sintesi), ma ha commesso l'errore di sbilanciare la dialettica sul polo soggettivo: il Non-Io viene definito in modo negativo, come pura opposizione all'Io, e quindi subordinato ad esso. La dialettica fichtiana rimane incompleta perché non riconosce piena dignità all'oggettività.
Schelling, dal canto suo, non commette l'errore di Fichte: non sbilancia la dialettica sul soggetto, ma cerca di mantenere l'equilibrio tra natura e spirito. Tuttavia, secondo Hegel, Schelling non rispetta i passaggi dialettici necessari per giungere all'Assoluto in modo rigoroso. Hegel usa due metafore molto efficaci, benché esteticamente brusche:
- 1.“Schelling arriva all'Assoluto con un colpo di pistola”: cioè raggiunge l'Assoluto in modo immediato, intuitivo, senza percorrere metodicamente i passaggi dialettici necessari. È un salto, non un processo.
- 2.“L'Assoluto di Schelling è una notte in cui tutte le vacche sono nere”: nell'Assoluto schellinghiano, concepito come identità indifferenziata di natura e spirito, non si distinguono più le differenze, tutto si dissolve in un'unità oscura e indistinta. È un Assoluto in cui le determinazioni particolari scompaiono, rendendo impossibile la vera conoscenza.
Hegel specifica con precisione le caratteristiche fondamentali della propria dialettica, che la distinguono dalle formulazioni precedenti:
- Corrispondenza perfetta tra pensiero e realtà: non sono due ambiti separati, ma manifestazioni dello stesso processo razionale
- Omnicomprensività: abbraccia la totalità del reale senza lasciare residui inconoscibili
- Omniespicatività: è in grado di spiegare ogni aspetto della realtà
I tre momenti della dialettica
La dialettica hegeliana si articola in tre momenti fondamentali:
In Hegel c'è una differenziazione dell'Assoluto che manca in Schelling: l'Assoluto non è un'unità oscura e immediata, ma il risultato di un processo in cui ogni momento conserva la propria identità pur essendo superato.
La sintesi è il momento in cui l'Idea torna in sé dopo essere passata attraverso l'antitesi, cioè dopo essersi negata e alienata nell'alterità. Questo ritorno non è però un semplice recupero dello stato iniziale: l'Idea che torna in sé è arricchita, depurata, trasformata dal percorso compiuto.
Quando l'Idea torna in sé dopo essere stata nella realtà (nel momento dell'antitesi), lascia delle tracce: il percorso è ricostruibile, le determinazioni rimangono distinguibili. È proprio questa trasparenza del processo dialettico che consente la vera conoscenza razionale e che distingue la dialettica hegeliana da ogni forma di intuizionismo mistico o di unità indifferenziata.
- 1.Tesi: momento intellettuale-astratto
Il primo momento è quello della tesi, definito come momento intellettuale-astratto. Intellettuale: il termine rimanda all'intelletto (Verstand), la facoltà gnoseologica che – riprendendo la distinzione kantiana – permette la definizione e la distinzione. L'intelletto separa, classifica, fissa le determinazioni in modo rigido.
Astratto: deriva dal latino ab-trahere, letteralmente "tirare via", "separare". L'astrazione è l'azione di separare dall'esperienza una determinazione particolare, isolandola dal contesto concreto.
Hegel usa intenzionalmente termini di etimologia latina quando vuole indicare ciò che è non-dialettico e negativo. La tesi è infatti un momento statico: astrae una questione dalla realtà vivente e la fissa in una definizione rigida, unilaterale. È necessaria come punto di partenza, ma insufficiente se presa isolatamente. - 2.Antitesi: momento razionale-dialettico-negativo
Il secondo momento è quello dell'antitesi, definito come momento razionale-dialettico-negativo.
Razionale: qui interviene la ragione (Vernunft), facoltà superiore all'intelletto, capace di cogliere il movimento e le contraddizioni del reale.
Dinamico: la ragione mette in movimento ciò che l'intelletto aveva fissato staticamente, ricolloca la tesi nella concretezza della realtà.
Concreto: altra parola di etimologia latina, ma questa volta con valenza positiva. Deriva da cum-crescere, "crescere insieme". Il concreto è ciò in cui le determinazioni crescono insieme, si sviluppano nella loro relazione reciproca. L'antitesi fa crescere insieme pensiero e realtà, ricongiungendoli nel loro movimento vitale.
Negativo: questo termine va compreso correttamente. La negazione della tesi non è totale – altrimenti la tesi scomparirebbe completamente e non ci sarebbe alcun progresso. L'antitesi è piuttosto un momento di depurazione della tesi: la sottopone a vaglio e travaglio, ne mette alla prova la validità, la setaccia per eliminarne le unilateralità e le contraddizioni.
Hegel usa l'immagine del setaccio: come si setaccia la farina per togliere le impurità, così l'antitesi purifica la tesi dalle sue rigidità, mantenendone però il contenuto di verità. L'antitesi innalza la tesi a un livello superiore attraverso questo processo di critica immanente. - 3.Sintesi: momento razionale-speculativo-positivo
Il terzo momento è quello della sintesi, definito come momento razionale-speculativo-positivo.
Razionale: permane il dominio della ragione, ma non più in senso negativo-critico.
Speculativo: la ragione ora riflette su se stessa (speculum= specchio), coglie l'unità dialettica degli opposti.
Positivo: la sintesi porta a compimento il movimento dialettico, conservando e superando insieme (Aufhebung) i momenti precedenti.
Concreto: riprende il significato di "crescere insieme", ma a un livello più elevato.
In Hegel c'è una differenziazione dell'Assoluto che manca in Schelling: l'Assoluto non è un'unità oscura e immediata, ma il risultato di un processo in cui ogni momento conserva la propria identità pur essendo superato.
La sintesi è il momento in cui l'Idea torna in sé dopo essere passata attraverso l'antitesi, cioè dopo essersi negata e alienata nell'alterità. Questo ritorno non è però un semplice recupero dello stato iniziale: l'Idea che torna in sé è arricchita, depurata, trasformata dal percorso compiuto.
Quando l'Idea torna in sé dopo essere stata nella realtà (nel momento dell'antitesi), lascia delle tracce: il percorso è ricostruibile, le determinazioni rimangono distinguibili. È proprio questa trasparenza del processo dialettico che consente la vera conoscenza razionale e che distingue la dialettica hegeliana da ogni forma di intuizionismo mistico o di unità indifferenziata.
La Fenomenologia dello Spirito
Una delle opere più importanti e complesse di Hegel è la Fenomenologia dello Spirito (Phänomenologie des Geistes, 1807). Il titolo stesso ne chiarisce il progetto: si tratta dello studio delle manifestazioni (phainomena) che lo Spirito assume nel suo progressivo elevarsi verso la vetta della conoscenza assoluta.
Lo Spirito è presentato come un eroe che compie un'impresa: non si tratta di un percorso tranquillo, ma di una vera e propria odissea attraverso errori, contraddizioni, sofferenze e superamenti. Il viaggio si articola in tre grandi tappe: Coscienza, Autocoscienza e Ragione.
In questa fase, lo Spirito prende coscienza che se esiste una realtà pensabile, essa dipende dalle leggi dell'intelletto, cioè dalla struttura razionale del soggetto pensante. La coscienza si sviluppa dialetticamente attraverso tre momenti:
Hegel, pur riconoscendo il valore della rivoluzione copernicana kantiana, non accetta questa autolimitazione. Si chiede: è possibile indagare sullo sviluppo dello Spirito nella sua assolutezza, senza presupporre limiti invalicabili? LaFenomenologia è la risposta affermativa a questa domanda.
Per Hegel, tutto ciò che esiste è in continua trasformazione, e lo Spirito stesso è processo, divenire, movimento. Non esiste una dimensione statica o definitiva: anche quando lo Spirito giunge alle vette della conoscenza assoluta, lo fa attraverso un percorso che conserva in sé tutte le tappe superate.
È proprio al culmine di questo viaggio che lo Spirito assume la consapevolezza che pensiero e realtà coincidono: ciò che inizialmente appariva come una dimensione estranea, l'oggetto contrapposto al soggetto, si rivela essere manifestazione dello Spirito stesso.
Alla fine del percorso della Coscienza, emerge una consapevolezza fondamentale: se esiste un oggetto della conoscenza, deve esistere un soggetto che lo pensa. Il soggetto può capire chi è attraverso l'oggetto, ma non può limitarsi a questa relazione soggetto-oggetto.
Il momento decisivo si ha quando il soggetto comprende di non essere solo di fronte a oggetti inerti, ma di essere in relazione con altre coscienze. Quando una coscienza incontra un'altra coscienza, quando il soggetto riconosce nell'altro un altro soggetto, si forma l'Autocoscienza.
Questo passaggio è cruciale: non si tratta più semplicemente di conoscere oggetti esterni, ma di riconoscersi reciprocamente come soggetti. Si apre così la seconda grande tappa del viaggio dello Spirito, quella dell'Autocoscienza, in cui emergeranno le dialettiche fondamentali del riconoscimento, tra cui la celebre dialettica servo-signore.
Lo Spirito è presentato come un eroe che compie un'impresa: non si tratta di un percorso tranquillo, ma di una vera e propria odissea attraverso errori, contraddizioni, sofferenze e superamenti. Il viaggio si articola in tre grandi tappe: Coscienza, Autocoscienza e Ragione.
la Coscienza
La Coscienza rappresenta il livello più elementare della relazione tra soggetto e oggetto. È la consapevolezza immediata di sé in rapporto a una realtà esterna, la prima forma di relazione tra pensiero e mondo.In questa fase, lo Spirito prende coscienza che se esiste una realtà pensabile, essa dipende dalle leggi dell'intelletto, cioè dalla struttura razionale del soggetto pensante. La coscienza si sviluppa dialetticamente attraverso tre momenti:
- 1.La certezza sensibile (tesi)
Il primo momento è quello della certezza sensibile, in cui l'oggetto appare come un quid ignoto, un "questo qui" immediato e indeterminato. La coscienza crede di cogliere la realtà nella sua immediatezza, ma in realtà coglie solo l'astratto, l'indistinto.
Il termine "certezza" è usato qui in senso ironico: rappresenta l'opposto della vera conoscenza, perché si fonda su un'assenza di riflessione. È una certezza ingenua che non mette in discussione se stessa, che non interroga criticamente l'esperienza. - 2.La percezione (antitesi)
Il secondo momento è quello della percezione (Wahrnehmung), in cui la coscienza fa esperienza sensibile dell'oggetto. Qui emerge la molteplicità delle determinazioni: l'oggetto non è più un semplice "questo", ma si articola in proprietà, qualità, relazioni. La percezione dà conto della ricchezza e della complessità del reale. - 3.L'intelletto (sintesi)
Il terzo momento è quello dell'intelletto (Verstand), che sintetizza la percezione in concetto. L'intelletto ricompone l'unità organizzativa dell'oggetto sulla base dell'esperienza sensibile: le molteplici percezioni vengono unificate in una rappresentazione coerente e stabile.
Hegel, pur riconoscendo il valore della rivoluzione copernicana kantiana, non accetta questa autolimitazione. Si chiede: è possibile indagare sullo sviluppo dello Spirito nella sua assolutezza, senza presupporre limiti invalicabili? LaFenomenologia è la risposta affermativa a questa domanda.
Per Hegel, tutto ciò che esiste è in continua trasformazione, e lo Spirito stesso è processo, divenire, movimento. Non esiste una dimensione statica o definitiva: anche quando lo Spirito giunge alle vette della conoscenza assoluta, lo fa attraverso un percorso che conserva in sé tutte le tappe superate.
È proprio al culmine di questo viaggio che lo Spirito assume la consapevolezza che pensiero e realtà coincidono: ciò che inizialmente appariva come una dimensione estranea, l'oggetto contrapposto al soggetto, si rivela essere manifestazione dello Spirito stesso.
Alla fine del percorso della Coscienza, emerge una consapevolezza fondamentale: se esiste un oggetto della conoscenza, deve esistere un soggetto che lo pensa. Il soggetto può capire chi è attraverso l'oggetto, ma non può limitarsi a questa relazione soggetto-oggetto.
Il momento decisivo si ha quando il soggetto comprende di non essere solo di fronte a oggetti inerti, ma di essere in relazione con altre coscienze. Quando una coscienza incontra un'altra coscienza, quando il soggetto riconosce nell'altro un altro soggetto, si forma l'Autocoscienza.
Questo passaggio è cruciale: non si tratta più semplicemente di conoscere oggetti esterni, ma di riconoscersi reciprocamente come soggetti. Si apre così la seconda grande tappa del viaggio dello Spirito, quella dell'Autocoscienza, in cui emergeranno le dialettiche fondamentali del riconoscimento, tra cui la celebre dialettica servo-signore.