Schelling

Filosofia Moderna

Friedrich Wilhelm Joseph Schelling
Friedrich Wilhelm Joseph Schelling occupa una posizione di fondamentale snodo nel panorama dell’idealismo classico tedesco, configurandosi come la figura capace di superare il dualismo fichtiano attraverso una nuova e audace sintesi speculativa. Se con Fichte l'attenzione era rimasta ancorata al primato del Soggetto, Schelling rivendica una pari dignità ontologica alla Natura, non più intesa come mero ostacolo passivo all'agire dell'Io, bensì come 'spirito visibile' e forza vitale in perenne divenire. In questa prospettiva, l’Assoluto si manifesta come l'unità originaria e indifferenziata di oggettività e soggettività, un principio identico in cui natura e spirito si fondono. Tale approccio, che troverà la sua massima espressione nel Romanticismo, trasforma l'indagine filosofica in un cammino volto a rintracciare l'intelligenza nascosta nelle pieghe della materia, elevando l'arte a strumento privilegiato per l'intuizione dell'infinito.

La critica di Schelling a Fichte

Friedrich Wilhelm Joseph Schelling sviluppa il proprio pensiero muovendo da Fichte attraverso il metodo della critica immanente: un procedimento filosofico che parte dall'interno della tesi che si vuole confutare, accettandone le premesse per poi mostrarne i limiti intrinseci. Questo approccio è particolarmente caratteristico degli idealisti tedeschi, tra cui lo stesso Schelling si colloca.
Schelling condivide con Fichte l'esigenza di rifondare il rapporto tra pensiero e realtà, superando i limiti del criticismo kantiano. Tuttavia, individua in Fichte un errore fondamentale: quello di aver svalutato la realtà oggettiva, riducendola a mero Non-Io, cioè a pura negazione del soggetto. Definendo la realtà come "ciò che non è Io", Fichte avrebbe secondo Schelling sbilanciato la dialettica a favore del soggetto, sacrificando l'autonomia e la dignità della natura.
Per ristabilire la simmetria tra pensiero e realtà, Schelling propone una concezione radicalmente diversa: il rapporto tra soggetto e oggetto, tra spirito e natura, non deve essere inteso come opposizione, ma come manifestazione di un unico Assoluto da cui entrambi discendono. Questo Assoluto si articola in un doppio movimento:
  • Dalla natura emerge lo spirito (movimento ascendente)
  • Dallo spirito si comprende la natura (movimento discendente)
Spirito e natura sono dunque inseparabili e complementari, due facce della stessa realtà: l'Assoluto può essere descritto tanto dal lato del soggetto quanto dal lato della natura, senza che l'uno prevalga sull'altro.

La Filosofia della Natura

Questa intuizione teoretica trova conferma, secondo Schelling, negli studi scientifici del suo tempo. Nella sua opera Filosofia della natura (1797-1799), egli dimostra come fenomeni quali il magnetismo, l'elettricità e il chimismo rivelino una profonda vitalità intrinseca alla materia stessa.
Secondo Schelling, la natura non è inerte o meccanica, ma possiede un'anima del mondo (Weltseele), un principio vitale da cui emerge lo spirito. La vita della natura si manifesta attraverso tre livelli di tensione crescente:
  1. 1.
    Magnetismo: la forma più elementare di polarità
  2. 2.
    Elettricità: una tensione più complessa e dinamica
  3. 3.
    Chimismo: il livello più evoluto, più prossimo allo spirito
Queste forze non sono semplici fenomeni fisici, ma espressioni della vitalità universale che attraversa tutta la realtà.
In questa prospettiva, Schelling anticipa intuizioni che saranno sviluppate successivamente nell'evoluzionismo: tra natura e spirito esiste una continuità sostanziale, non una frattura ontologica. La natura è attraversata da una tensione interna, da una polarità dinamica che la spinge verso forme sempre più elevate di organizzazione, fino all'emergere della coscienza.
Il corpo umano stesso è la prova vivente di questa unità: esso è tanto naturale quanto spirituale, punto di incontro tra i due poli dell'Assoluto.
Schelling parte dunque dall'Assoluto come realtà originaria in cui natura e spirito sono l'uno lo specchio dell'altro: non due sostanze diverse, ma due modi di manifestarsi della stessa identità. La natura è spirito inconscio, lo spirito è natura consapevole di sé. Questa visione, esposta nelle sue prime opere filosofiche, rappresenta il tentativo più radicale dell'idealismo tedesco di superare ogni dualismo e di pensare l'unità originaria del reale.

Il Sistema dell'idealismo trascendentale

Nella sua seconda opera fondamentale, il Sistema dell'idealismo trascendentale (1800), Schelling descrive come l'Io emerga gradualmente dalla natura attraverso un processo dialettico articolato in tre momenti fondamentali, che corrispondono a tre diverse modalità di relazione tra soggetto e oggetto.
  1. 1.
    La sensazione: il primo risveglio della coscienza.
    Il primo movimento è quello della sensazione (Empfindung), in cui il soggetto sente se stesso. È una fase ancora primitiva, in cui la coscienza non si distingue chiaramente dal mondo esterno: c'è un sentire immediato, quasi pre-riflessivo.
    Schelling paragona questa fase a quella di un bambino che inizia a conoscersi: il soggetto avverte confusamente la propria esistenza attraverso il contatto con la realtà esterna, ma non ha ancora piena consapevolezza di sé come entità separata. È il primo, elementare rapporto tra soggetto e oggetto.
  2. 2.
    La riflessione: il ripiegamento su di sé.
    Il secondo movimento è quello della riflessione (Reflexion), il primo vero "ripiegamento" (Biegung) del soggetto pensante su se stesso. Qui la coscienza non si limita più a sentire, ma riflette, cioè pensa se stessa pensando.
    Attraverso la riflessione, il soggetto si concepisce come tale: prende coscienza di essere un Io distinto dall'oggetto. Questo è il momento della conoscenza vera e propria, in cui il pensiero si fa trasparente a se stesso.
    Mentre la sensazione era una relazione immediata tra soggetto e oggetto, la riflessione inaugura una relazione del soggetto con se stesso – una sorta di introspezione o autoconoscenza che rappresenta un livello superiore di consapevolezza.
  3. 3.
    La volontà: l'azione libera nel mondo.
    Il terzo e ultimo movimento è quello della volontà libera (freier Wille). Qui il soggetto non si limita più a sentire o a conoscere, ma agisce: sulla base della propria volontà, definisce e plasma il mondo, trasformandolo secondo i propri fini.
    In questa fase, la relazione ritorna a essere tra soggetto e oggetto (non più solo soggetto-soggetto come nella riflessione), ma a un livello più elevato: il soggetto riconosce l'esistenza autonoma dell'oggetto e, proprio perché è consapevole della propria capacità di pensare, è anche capace di volere e di agire su di esso.
Per Schelling, la volontà non è solo una categoria morale (come lo era in parte per Kant e Fichte), ma assume un significato ontologico: attraverso la volontà, l'Io non si limita a scegliere moralmente, ma plasma attivamente la natura, modifica la realtà, si fa creatore.
La volontà diventa dunque il punto culminante del processo evolutivo dello spirito: è l'atto con cui il soggetto, pienamente consapevole di sé, si afferma come libertà incarnata che trasforma il mondo. Non è più solo un agire conforme al dovere morale, ma un'azione creatrice che partecipa dell'Assoluto stesso.

Il riequilibrio dialettico di Schelling

Schelling si propone di riequilibrare la dialettica fichtiana, che aveva privilegiato eccessivamente il polo soggettivo a scapito della natura. Per dimostrare la reciprocità e la parità tra spirito e natura, egli elabora un percorso circolare: dalla natura emerge lo spirito (filosofia della natura), e dallo spirito si comprende la natura (idealismo trascendentale). Questo doppio movimento circolare dimostra che i due poli sono inseparabili e complementari.
La riflessione di Schelling tocca uno dei grandi nodi irrisolti della filosofia occidentale: la presunta superiorità dello spirito (e quindi dell'uomo) rispetto alla natura. Questa separazione gerarchica, tuttavia, non è sempre stata presente nel pensiero occidentale.
In Spinoza, ad esempio, non esiste questo abisso: l'uomo non è scisso dalla natura, ma ne è parte integrante. La frattura profonda tra uomo e natura risale piuttosto all'impostazione platonico-cristiana monoteistica, che ha contrapposto l'anima immortale al corpo corruttibile, lo spirito alla materia, il divino al mondano.
Tutta la riflessione di Schelling si inscrive nel contesto del Romanticismo tedesco, movimento culturale in cui la natura diventa uno dei simboli privilegiati dell'Assoluto. Nell'Ottocento tedesco si assiste inoltre a una riscoperta filologica degli scritti di Spinoza, che influenza profondamente il pensiero di Schelling.

L'ambivalenza dell'immersione nella natura

Schelling valuta in modo ambivalente il rapporto immediato dell'uomo con la natura: ciò che è positivo può diventare negativo, e viceversa.
Aspetto positivo: l'uomo immerso nella natura si riconosce con certezza nella sua appartenenza originaria al tutto; sperimenta un'unità immediata con il mondo, una comunione vitale che lo radica nell'essere.
Aspetto negativo: se l'uomo non si emancipa dalla dimensione puramente sensibile, rimane prigioniero dell'immediatezza e non conquista la libertà. La libertà richiede infatti che l'uomo si riconosca come altro rispetto alla natura, che prenda distanza critica da essa. In questo, Schelling riprende la lezione kantiana: la libertà implica autonomia, capacità di autodeterminazione razionale.
Ma qual è la differenza tra chi vive tutta la vita immerso nella natura senza mai prenderne distanza, e chi invece, dopo essersi emancipato attraverso la riflessione, vi ritorna consapevolmente?
La differenza è radicale: il ritorno alla natura avviene sulla base della conoscenza e della riflessione. Non si tratta più di un'immersione inconscia, ma di una riconciliazione consapevole.

La riflessione come inizio della filosofia

La riflessione è l'atto stesso del piegarsi su di sé, l'auto-osservazione in cui il soggetto considera se stesso come oggetto. Questo è il momento della prima separazione: il soggetto si sdoppia, distinguendosi da sé in quanto oggetto osservato e in quanto soggetto osservante.
Secondo Schelling, la filosofia inizia precisamente quando il soggetto comincia a osservare se stesso come oggetto. Chi vive tutta la vita senza riflessione è "immerso nell'ambiente della natura" senza alcuna distanza critica, non solo rispetto all'ambiente esterno, ma anche rispetto a se stesso. Vive nel riflesso immediato delle cose, senza mai riflettere su di esse o su di sé.
Il conflitto tra immediatezza naturale e distanza riflessiva giunge a sintesi nella dialettica. Dall'Assoluto indifferenziato si distinguono questi due ambiti – natura e spirito – in virtù del progressivo emergere dello spirito stesso.
Tuttavia, questo emergere non è mai una separazione totale: l'uomo, in quanto individuo dotato di corpo, non si separa mai completamente dalla natura. La salute filosofica ed esistenziale consiste nell'essere diversi ma in relazione: mantenere la distinzione senza cadere nella scissione, riconoscere la differenza senza rinunciare all'unità.
Per Schelling, la libertà non consiste nel rinnegare la propria natura sensibile, ma nello stabilire una relazione consapevole con essa. La libertà autentica è libertà della coscienza: avere piena consapevolezza del rapporto dialettico tra spirito, natura e Assoluto.
Schelling definisce quindi la libertà come equilibrio tra natura e spirito: da un lato tutto ciò che non è ancora coscienza (la natura, il corpo, l'inconscio), dall'altro la consapevolezza riflessiva dello spirito. La filosofia nasce quando un soggetto riflette su se stesso, ma raggiunge il suo compimento quando questa riflessione non lo separa dalla natura, bensì lo riconcilia con essa a un livello superiore di consapevolezza.
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