Nietzsche

XX secolo

Nietzsche
La vicenda biografica di Friedrich Nietzsche si conclude con una drammatica separazione tra morte biologica e morte intellettuale. Nel 1889, a Torino, il filosofo viene colpito da un crollo mentale irreversibile, la cui natura patologica rimane ancora oggi oggetto di dibattito medico. L'episodio più celebre che segna l'inizio della sua follia è quello in cui Nietzsche, vedendo un cavallo fustigato in piazza Carlo Alberto, si getta in strada abbracciando l'animale e scoppiando in lacrime. Trasportato d'urgenza in vari ospedali psichiatrici, viene infine affidato alle cure della madre e, dopo la morte di questa, della sorella Elisabeth Förster-Nietzsche.
La presenza di Elisabeth nella vita del fratello assume un'importanza biografica che diventa, nel caso di Nietzsche, anche speculativa: è impossibile comprendere appieno il suo pensiero senza considerare le vicende della sua esistenza. Negli ultimi anni di vita, dal 1889 fino alla morte nel 1900, Nietzsche viene assistito dalla sorella con un atteggiamento possessivo e morboso. Elisabeth si rende responsabile di una grave manipolazione delle opere del fratello, selezionando e riorganizzando i suoi scritti postumi in modo da farli apparire compatibili con l'ideologia nazionalsocialista, nonostante Nietzsche stesso avesse espresso posizioni fortemente critiche nei confronti dell'antisemitismo tedesco e del nazionalismo pangermanista.
Solo molti decenni dopo, negli anni Sessanta del Novecento, il filosofo italiano Giorgio Colli, insieme a Mazzino Montinari, intraprende l'opera di "denazificazione" del corpus nietzscheano. Colli decide di ripubblicare l'intera produzione del filosofo secondo un criterio rigorosamente filologico e cronologico, restituendo dignità agli aforismi e ai frammenti postumi nella loro sequenza originale. Questo lavoro è fondamentale perché Nietzsche scrive per aforismi, brevi pensieri folgoranti che compongono opere frammentarie, e l'ordine cronologico permette di seguire l'evoluzione del suo pensiero evitando interpretazioni ideologiche distorte.
La manipolazione dell'opera nietzscheana fu possibile perché il suo pensiero, pur essendo profondamente antidemocratico, non è riconducibile né al nazismo né al fascismo. Nietzsche è un pensatore aristocratico ed elitario, critico radicale del cristianesimo, del socialismo e della democrazia moderna, forme culturali e politiche che a suo avviso avevano causato la decadenza intellettuale e spirituale dell'Occidente. Il suo ideale politico si avvicina piuttosto all'aristocrazia intellettuale dell'antica Grecia, una sorta di "aristocrazia dello spirito" che non ha nulla a che vedere con il razzismo biologico nazista.
Dopo la sua morte, a Weimar (nella Germania orientale) viene istituito l'Archivio Nietzsche, gestito inizialmente dalla sorella Elisabeth. Solo successivamente, grazie all'intervento di studiosi filologicamente rigorosi, diventa possibile accedere ai manoscritti originali e ricostruire il pensiero autentico del filosofo, liberandolo dalle strumentalizzazioni ideologiche del Novecento.

la nascita della tragedia e l'inizio della decadenza occidentale

Il nucleo essenziale della riflessione filosofica di Friedrich Nietzsche si concentra sullo studio dell'antichità greca, con l'obiettivo di rintracciare l'origine della decadenza culturale e spirituale dell'Occidente. Quest'indagine trova la sua espressione più compiuta nell'opera giovanile La nascita della tragedia dallo spirito della musica (1872), in cui Nietzsche analizza quella che considera la massima espressione culturale della Grecia antica: la tragedia attica, in particolare quella di Eschilo, Sofocle ed Euripide.
Nietzsche identifica nella tragedia greca arcaica, soprattutto in Eschilo e Sofocle, l'opposizione complementare e polare di due impulsi fondamentali: Il principio dionisiaco, espresso dal coro tragico, rappresenta l'energia vitale universale, l'ebbrezza, la dimensione istintuale e caotica dell'esistenza. Questo principio richiama esplicitamente la volontà di vivere di Schopenhauer: è la forza primordiale, informe e irrazionale che attraversa tutta la natura e l'umanità.
Il principio apollineo, invece, incarna il principium individuationis, ossia la capacità razionale e artistica di dare forma, ordine e misura alla dimensione informe della vita. Apollo rappresenta l'apparenza, la bellezza, l'equilibrio, la razionalità che plasma il caos dionisiaco in forme definite e armoniose.
La grandezza della civiltà greca arcaica, secondo Nietzsche, risiede proprio nella capacità di mantenere in equilibrio questi due impulsi opposti: i Greci seppero plasmare il dionisiaco senza annullarlo, dando vita a un'arte che esprimeva contemporaneamente l'ordine apollineo e la vitalità dionisiaca.
Nietzsche sostiene che la decadenza occidentale inizia quando si rompe questo legame polare tra apollineo e dionisiaco. Il responsabile di tale rottura è identificato in Euripide, nella cui tragedia prevale nettamente l'elemento apollineo su quello dionisiaco. La tragedia euripidea diventa più razionale, psicologica e morale, perdendo la dimensione estatica e vitale del coro.
Tuttavia, secondo Nietzsche, il vero "inventore" di Euripide è Socrate. Il filosofo ateniese inaugura infatti la fiducia nella possibilità di un ordine razionale che governa sia la storia che la vita umana. Socrate e la sua eredità filosofica recidono i legami con la sfera dionisiaca, nella pretesa di dare una forma definitiva e razionale a ciò che per natura è informe, vitale, caotico. Questa è, in sostanza, una critica radicale all'ottimismo razionalista che caratterizzerà tutta la tradizione filosofica occidentale, da Platone in poi.
Nietzsche distingue due forme di pessimismo:
  • Il pessimismo passivo, incarnato da Schopenhauer, la cui unica soluzione alla sofferenza esistenziale consiste in un ritiro ascetico dalla vita, nella negazione della volontà di vivere. Questo atteggiamento, secondo Nietzsche, contiene elementi profondamente cristiani: il cristianesimo stesso rappresenta il culmine della decadenza, in quanto nega e disprezza la vita terrena in favore di un mondo ultraterreno illusorio.
  • Il pessimismo della forza, proprio del mondo greco antico, in cui la vita ha senso solo in se stessa, senza bisogno di giustificazioni metafisiche o religiose. Nonostante la consapevolezza tragica del dolore e della morte, i Greci non fuggirono dalla vita, ma la affrontarono con straordinaria vitalità, rappresentandola al massimo grado attraverso l'arte tragica. Questa capacità di guardare in faccia l'abisso senza distogliere lo sguardo, di affermare la vita nonostante tutto, è rappresentata dalla tragedia di Eschilo e Sofocle.

dalla metafisica dell'arte alla critica genealogica

Nel secondo periodo del suo pensiero, Nietzsche opera un progressivo allontanamento da Schopenhauer e dalla metafisica dell'artista che aveva caratterizzato la sua opera giovanile, La nascita della tragedia. Se inizialmente il dionisiaco era stato concepito come il nucleo primordiale dell'esistenza, che i Greci avevano saputo plasmare e sublimare attraverso l'arte apollinea, ora il filosofo abbandona questa prospettiva estetico-metafisica per abbracciare un metodo più rigoroso e scientifico.
In questa fase, Nietzsche si avvicina a un atteggiamento illuministico e critico, fondato sulla ragione analitica. Adotta quello che lui stesso definisce il metodo genealogico: un'indagine storica e psicologica delle idee, dei valori e dei sentimenti morali, volta a risalire alle loro origini e a smascherarne la natura contingente e umana, troppo umana. L'obiettivo è penetrare i fondamenti della cultura decadente occidentale, ricostruendo come si siano affermati determinati valori e credenze, per denunciarne l'arbitrarietà.
Questo cambiamento di prospettiva coincide anche con la rottura traumatica della relazione con Richard Wagner, il compositore che Nietzsche aveva inizialmente celebrato come genio rinnovatore dell'arte tedesca. La composizione del Parsifal, opera permeata di misticismo cristiano, rappresenta per Nietzsche un tradimento degli ideali dionisiaci: Wagner aderisce al cristianesimo, dimostrando che l'arte non può salvare o rinnovare la cultura, ma può anzi diventare complice della decadenza.
L'indagine genealogica conduce Nietzsche a una scoperta radicale: alla radice di tutta la metafisica occidentale c'è un'invenzione umana. Dio non è un'entità trascendente, ma il simbolo di un atteggiamento esistenziale tipico di quegli uomini che, privi di forza vitale, non hanno il coraggio di rapportarsi all'esistenza in modo creativo e affermativo. Hanno così inventato un mondo ultraterreno, stabile e rassicurante, per negare il divenire caotico della vita.
"Dio è morto": questa celebre espressione nietzscheana non è una semplice dichiarazione di ateismo, ma l'esito di un'indagine storico-filosofica sulla cultura occidentale. Dio muore nel momento in cui comprendiamo che è stato il simbolo e il fondamento della cultura decadente, della morale che nega la vita.
La morte di Dio comporta però un confronto inevitabile con il nichilismo, ovvero con l'assenza di valori assoluti e fondamenti certi. Nietzsche distingue due forme di nichilismo:
  • Nichilismo passivo: tipico di chi non ha la forza di ripartire dopo il crollo dei valori tradizionali e cerca disperatamente di sostituire il fondamento perduto (Dio) con nuovi idoli e false certezze, come il socialismo, il positivismo, la scienza, il progresso, l'evoluzionismo. Sono tutti tentativi di ricreare una struttura metafisica rassicurante.
  • Nichilismo attivo: rappresenta invece una nuova possibilità estetica ed esistenziale. Nietzsche vede nell'arte e nella creatività l'unica via per dare forma al vivere senza bisogno di fondamenti metafisici. Significa amare la vita per quello che è nella sua essenza, accettando che la vita comporti dolore, che la storia non abbia una direzione prestabilita, che non esista una filosofia della storia né finalità a cui tendere.
Chi riesce a rapportarsi al nichilismo in questo modo attivo e creativo è l'Übermensch (superuomo o oltreuomo): non nel senso di un essere superiore biologicamente, ma un tipo umano nuovo, capace di creare valori e di dare forma non solo alla propria esistenza individuale, ma anche al mondo circostante. L'Übermensch è colui che, liberatosi dalle catene della metafisica e della morale tradizionale, abbraccia pienamente il divenire e trasforma la propria vita in un'opera d'arte.

Le tre metamorfosi dell'uomo

Uno dei testi più celebri di Nietzsche è quello dedicato alle tre metamorfosi dello spirito, contenuto in Così parlò Zarathustra. In questo passo il filosofo presenta un percorso di trasformazione dell'essere umano attraverso tre figure simboliche: il cammello, il leone e il fanciullo. Ciascuna rappresenta uno stadio nell'evoluzione spirituale dell'individuo che cerca di liberarsi dalle catene della cultura occidentale.

Prima metamorfosi: il cammello (lo spirito di gravità)

Il cammello simboleggia l'uomo sottomesso, carico di valori e doveri imposti dalla tradizione cristiana e dalla morale occidentale. Chi si pone domande critiche sulla propria condizione non è un cammello; quest'ultimo, infatti, è caratterizzato da tratti che la cultura cristiana celebra come virtù supreme: l'umiltà, l'obbedienza, il sacrificio, la rinuncia. Nietzsche, tuttavia, vede queste presunte virtù come catene da cui è necessario liberarsi.
In una lettera, Nietzsche sostiene che tutti noi siamo immersi in un contesto culturale dal quale è impossibile separarsi senza una lotta interiore con noi stessi. Il cristianesimo ha soppiantato la cultura antica greca confidando in uno scopo escatologico della storia, in un senso trascendente dell'esistenza. Proprio per questo, nella Genealogia della morale, Nietzsche dimostra che ciò che consideriamo "valore" non è eterno né assoluto: bene e male si sono affermati storicamente e culturalmente con l'affermarsi di determinate classi sociali e forme di potere.
Il cammello rappresenta dunque lo spirito di gravità, ovvero il peso delle forme culturali che opprimono la vita dell'uomo. È necessario liberarsi da questo fardello di convincimenti metafisici e morali che, in realtà, non hanno nulla di metafisico ma sono costruzioni storiche.

Seconda metamorfosi: il leone (la libertà negativa)

Il leone è lo spirito ribelle che si oppone al drago, simbolo della tradizione consolidata. Dietro il drago si cela tutta la morale cristiana e, più in generale, la cultura occidentale che impone il dovere come principio fondamentale dell'esistenza.
Nietzsche critica anche la morale kantiana, spesso definita "cristiana laicizzata". In realtà, c'è una differenza: la morale di Kant è autonoma (l'uomo si dà da sé la legge morale), mentre quella cristiana è eteronoma (la legge proviene da Dio). Tuttavia, Nietzsche le accomuna perché entrambe pongono il dovere al centro.
Ecco il contrasto fondamentale:
  • In Nietzsche: la volontà è associata alla liberazione dal dovere; la libertà coincide con il volere.
  • In Kant: la volontà è associata al compimento del proprio dovere; la libertà coincide con l'obbedienza alla legge morale.
Il leone incarna quindi la libertà da, la libertà negativa: egli dice "no" ai valori tradizionali, lotta per emanciparsi dallo stato mentale del cammello. Tuttavia, questa è solo una fase intermedia. Secondo Nietzsche, il socialismo stesso condivide la stessa forma mentis del cristianesimo: promette redenzione, uguaglianza, giustizia futura, rimanendo ancorato a una visione escatologica e moralistica della storia.

Terza metamorfosi: il fanciullo (la libertà creatrice)

La vera trasformazione si compie con il fanciullo, simbolo dell'oltreuomo (Übermensch). Il fanciullo non dice "no" alla vita, ma "sì": rappresenta l'innocenza creatrice, lo spirito libero che non è condizionato socialmente e può creare nuovi valori.
L'oltreuomo è capace di operare una trasvalutazione di tutti i valori (Umwertung aller Werte), ovvero di rovesciare la gerarchia morale tradizionale e affermare una nuova scala di valori basata su un diverso modo di intendere l'esistenza. I nuovi valori nietzscheani sono:
  • La danza: simbolo della leggerezza, della capacità di abbracciare il divenire e l'imprevedibilità della vita.
  • Il riso: espressione dello spirito dionisiaco, affermazione gioiosa dell'esistenza.
  • Lo spirito di superficie: rifiuto delle profondità metafisiche a favore dell'apparenza vitale.
  • La salute: valore morale fondamentale per Nietzsche. L'uomo malato è colui che recide il legame con il dionisiaco, cioè con la dimensione istintuale, vitale, irrazionale dell'esistenza.
Nietzsche afferma provocatoriamente che le cose più sacre sono il risultato di azioni umane: non esistono valori eterni o divini, ma solo creazioni storiche dell'umanità. Il fanciullo incarna questa consapevolezza e la trasforma in potenza creatrice.

L'Oltre-uomo e Così Parlò Zarathustra

Un altro testo fondamentale di Nietzsche è Così parlò Zarathustra, un'opera filosofica scritta in forma di romanzo profetico. In essa Nietzsche sviluppa alcuni dei suoi concetti più centrali, a partire dall'importanza dell'arte e dalla capacità creativa dell'essere umano come forza vitale per eccellenza.
Nietzsche parte da una visione radicalmente materialista dell'esistenza: l'uomo è profondamente legato alla terra, non al cielo. Il filosofo rifiuta categoricamente ogni dimensione metafisica o spirituale, ogni promessa dell'ultraterreno. Siamo esseri biologici, prodotto dell'evoluzione, e proprio per questo motivo la nostra natura creativa e la nostra vitalità sono l'unica cosa che conta davvero.
In questa visione, l'uomo non rappresenta un punto d'arrivo ma un punto di transizione, un ponte tra la bestia e l'Oltre-uomo (Übermensch). Così come noi uomini siamo andati oltre gli esseri primitivi da cui discendiamo, altrettanto saremo a nostra volta superati da una forma superiore di essere: l'Oltre-uomo, che rappresenta l'ideale più alto verso cui tendere.
Nel libro, Zarathustra si trova a fare i conti con lo "spirito di gravità", una forza che pesa sulle spalle del filosofo come un ostacolo alla sua evoluzione spirituale. Il momento più significativo della narrazione è quello della "grande visione": Zarathustra si trova a un incrocio dove due strade si incontrano in un unico punto. Questo punto rappresenta l'ultimo grande momento di rivelazione, l'unica esperienza che ha un valore intrinseco e assoluto. Tutto il resto, tutto ciò che prima o dopo di esso viene attribuito dalla nostra mente, è semplicemente un'attribuzione di senso che noi diamo al tempo e alla storia.
In questa scena compare anche una figura emblematica: il nano, che rappresenta lo scettico, il nichilista che parla sulla base di un insegnamento rigido e dogmatico. Questo si contrasta direttamente con la visione di Nietzsche, condensata nella famosa formula: "Tutte le cose dritte mentono, ogni verità è curva." La verità, per Nietzsche, non è mai lineare o assoluta; è sempre sinuosa, complessa.
L'Oltre-uomo è quindi una figura che contrasta nettamente con il nano e con il pensiero dogmatico: possiede un istinto artistico profondo e crea la realtà proprio perché sa che questa non ha un significato predefinito. Il suo atteggiamento è quello di chi ha abbracciato la filosofia della storia, di chi sa dire "sì" alla vita nella sua interezza, con tutta la sua ambiguità e la sua crudità. Tutto quello che costruiamo, tutto il senso che troviamo o attribuiamo alla realtà, non può mai avere una certezza definitiva: e proprio in questa consapevolezza risiede la grandezza dell'Oltre-uomo.
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